Il solstizio, di Fons Perennis

di Riccardo Intini

Prima di comprare questo libro non avevo raccolto praticamente nessuna informazione sugli autori, sull’editore o sulla generale impostazione del volume. È stato un grave errore, perché mi aspettavo di trovarmi davanti a un’opera del tutto diversa da quella che ho appena finito di leggere. In questi scritti ho già avuto modo di affermare che molto spesso, quando scelgo un libro, mi affido soprattutto all’istinto, a quei particolari meccanismi cerebrali che entrano in funzione in leggero anticipo rispetto alla logica razionale.

In molti casi mi lascio guidare dall’editore, dall’aspetto generale del libro e della copertina, dall’autore e da altri piccoli dettagli a cui non presto mai troppa attenzione cosciente. Non ho problemi ad ammettere che certe volte ho scelto un volume soltanto perché sulla copertina era ritratta una bella donna, o un accessorio femminile particolarmente provocante. Altre volte mi sono lasciato ammaliare dalle raffigurazioni orientaleggianti o dall’essenzialità minimalista della copertina, o da una combinazione cromatica particolarmente gradevole ed efficace.

Non nego che in questi ultimi casi le delusioni sono state numerose, soprattutto quando ritenevo che una copertina erotica e conturbante dovesse conseguentemente preludere a un contenuto letterario di qualità ugualmente elevata. In molti casi non è stato così, ed è stato anche per questo che negli ultimi anni ho cercato di scegliere i volumi da leggere con molta più accuratezza, senza lasciarmi stregare dalle apparenze.

La magia del solstizio



In questo caso non mi sono lasciato ingannare tanto dalla copertina, ma da una sorta di stringatissima sinossi che appariva sul portale online da cui ho acquistato il libro, all’interno della pagina specificamente dedicata a questo volume. Per ragioni imperscrutabili, ero infatti convinto di avere tra le mani un piccolo saggio dedicato ai riti che gli esseri umani hanno sempre riservato agli astri, alle stelle e ai pianeti, e in generale a tutti quei corpi celesti e a quegli spazi sconfinati che si estendono oltre il confine della Terra.

L’idea originaria era infatti quella di alternare alcune letture con un’impostazione più squisitamente scientifica – come i volumi di Sean Carroll e di Aurelien Barrau di cui ho già parlato – con libri di tutt’altro genere, non legati direttamente alla scienza, al fine di avere una panoramica completa ed esaustiva di alcuni temi che mi stanno affascinando in modo particolare in questi ultimi mesi, ossia l’astronomia, la cosmologia e i destini ultimi dell’umanità.

Un'immagine rappresentativa degli antichi culti solari, come quelli di cui si parla nel libro "Il Solstizio" di Fons Perennis
Nel libro “Il solstizio”, curato da Fons Perennis, gli autori propongono un’interessante raccolta di passi, citazioni e approfondimenti legati ai culti solari.

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“Il Solstizio”, proposto dall’associazione “Fons Perennis”, rappresenta certamente un’interessante opera divulgativa dedicata alla storia dei culti solari in Italia e in altre parti del mondo, ed è quasi interamente basata su una ricca e articolata raccolta di citazioni, passi e brevi brani tratti da alcune opere classiche e da lavori più recenti, tutti dedicati in un modo o nell’altro al fuoco e al suo ruolo centrale nel definire la ritualità quotidiana di molte civiltà antiche.

La proporzione tra le citazioni e i commenti originali degli autori è decisamente sbilanciata a favore delle prime. In alcuni passi, ho anche colto alcuni oscuri riferimenti al sangue, alla razza e alle stirpi nordiche, ma ho deciso di passare oltre e di non approfondire questa parte della trattazione.

Ritualità antiche


Una parte del libro che ho apprezzato in modo particolare è stata l’ultima, dove appare una bella descrizione di uno dei riti legati ai culti solari. In queste pagine emerge proprio ciò che stavo cercando quando ho acquistato il libro, ossia un resoconto onesto e veritiero di ciò che accade durante questi momenti così particolari, vissuti dalle persone con grandi aspettative e un’attesa a dir poco febbrile. Da queste descrizioni, il legame tra gli esseri umani e i fenomeni naturali appare più evidente che mai.

In ogni caso, come ho già anticipato, mi aspettavo di avere tra le mani un’opera leggermente più imparziale e meno specifica, capace di affrontare le questioni dei riti celesti e dei culti solari da una prospettiva più universale e meno limitata geograficamente.

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La colpa è senz’altro mia e della mia tenace ostinazione nel voler cercare opere divulgative dotate di una sorta di afflato universale, capaci di trattare certe questioni dal punto di vista dell’intera specie umana, e non soltanto da quello (ristrettissimo) delle popolazioni italiche o indoeuropee. Con quest’ultimo periodo, in modo del tutto involontario, ho forse offerto a qualche editore il destro per pubblicare un’opera di questo genere. Nel caso in cui venisse pubblicata, la leggerei davvero volentieri.

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