Periodo del viaggio: dicembre 2025
Recentemente ho trascorso un weekend nella capitale albanese, Tirana. La città non mi ha impressionato in alcun modo, e con ogni probabilità non ci tornerò. Ero partito con la speranza di ammirare altri capolavori architettonici brutalisti, in tutto e per tutto simili a quelli che avevo fotografato a Bishkek e a Belgrado, ma non ho trovato nulla di simile.
In realtà la città conserva ancora qualche traccia architettonica del suo passato, ma ciò che rimane non può essere paragonato in alcun modo agli edifici che avevo ammirato altrove, soprattutto in Serbia e in Kyrgyzstan, ma anche a Baku. A Tirana, gli edifici che si avvicinano di più allo stile brutalista sono il Palazzo dei Congressi, con le sue strutture in nudo cemento esibite con chiara intenzionalità, e la famosa Piramida, che sembra portare con sé un briciolo di quella spinta verso il progresso che anima ancora oggi molte architetture socialiste o ex sovietiche.
Esplorando Tirana
A Tirana ho avuto l’opportunità di imbattermi in qualcosa di completamente diverso. In alcuni semafori del centro città, la sagoma di un’aquila sostituisce quella tradizionale dell’uomo che cammina o che sta fermo. Quando il semaforo diventa rosso o verde, appare immediatamente il simbolo nazionale dell’Albania, un’aquila fiera e orgogliosa come gli abitanti di questa simpatica nazione.

L’associazione mentale con il nazionalismo è stata quasi immediata: le autorità hanno forse deciso di inserire nei semafori il simbolo nazionale per stimolare l’identità nazionalista e il senso di appartenenza delle persone? Probabilmente non lo sapremo mai. Certo, avrei potuto prendermi la briga di chiederlo direttamente alle autorità locali, come farebbe qualsiasi buon reporter, ma ho preferito non farlo.
Ho invece continuato a rimuginarci su per tutto il weekend, e mi duole ammettere di non essere giunto a una conclusione definitiva. Di certo, le autorità nazionali albanesi hanno trovato un modo creativo e intelligente di impiegare l’emblema della loro nazione, che campeggia al centro della bandiera nazionale e praticamente su qualsiasi souvenir che viene venduto in Skanderbeg Square, nei mercati all’aperto di Pazari i ri e perfino sugli oggetti che vengono venduti nei negozi o all’aperto, tra le bancarelle di Natale.
Una scelta consapevole?
Dal momento che appare già dappertutto, perché non inserirla anche nei semafori? Le autorità cittadine potrebbero aver ragionato in questo modo, senza alcun intento nazionalistico. Non so nemmeno se questa scelta sia stata ripetuta anche in altre città dell’Albania, dato che non ho messo piede fuori da Tirana.
In ogni caso, anche se l’intento fosse stato di natura nazionalista e identitaria, si tratterebbe comunque di un’operazione discreta e intelligente. In Italia verrebbe forse definita un’operazione di marketing territoriale, o perfino di nation branding, e verrebbe quasi sicuramente criticata. Ma l’impressione lasciata in me dalla visione dell’aquila rossa o verde è stata tutt’altro che negativa.

Mi ha ricordato che ancora oggi, in certe remote parti del mondo, esistono molte persone che attribuiscono qualche valore ai propri simboli identitari, ai propri emblemi nazionali. Vedendo l’aquila all’interno dei semafori, ogni albanese ha l’opportunità di ricordarsi ogni giorno di trovarsi a casa, nella propria nazione, insieme a persone che condividono la stessa cultura, la stessa storia e forse anche il medesimo attaccamento ai simboli nazionali. È qualcosa di positivo. È qualcosa che ispira le persone, mettendole a proprio agio e in una buona disposizione di spirito.
In un’epoca in cui nelle grandi nazioni occidentali si assiste a un progressivo sgretolamento delle identità nazionali e del significato più autentico di appartenere all’una o all’altra nazione, la piccola Albania sembra avvertirci che esistono modi semplici e creativi per ricordare alle persone che appartengono a un popolo, a una nazione, e che condividono valori unici e irripetibili, talvolta persino sintetizzabili in una piccola aquila rossa o verde in un semaforo.
