L’architettura brutalista di Belgrado

di Riccardo Intini

Periodo del viaggio: settembre 2025

Qualche giorno fa sono stato a Belgrado, in Serbia. Non avevo in programma di visitare alcuni degli edifici più suggestivi della città, ma non ho proprio potuto fare a meno di dare un’occhiata veloce alla Genex Tower, alla Avala Tower e agli altri capolavori brutalisti della capitale serba.

Ciò che mi ha attirato subito della città, prima ancora delle sue meraviglie brutaliste, è stata la sua sottile decadenza, visibile soprattutto nei parchi, nelle strade periferiche, nello stato di abbandono in cui versano alcuni imponenti edifici e le aree ad essi contigue. Si può percepire con una certa chiarezza anche negli sguardi delle persone, nel loro portamento.

La Genex Tower di Belgrado, in Serbia, considerata a tutti gli effetti un vero e proprio monumento brutalista
Alcuni edifici di Belgrado possiedono un innegabile afflato brutalista. La Genex Tower è sicuramente uno di questi.

Da diverso tempo sostengo che i contesti decadenti abbiano molti più contenuti rispetto a quelli sfarzosi e splendenti, in particolare dal punto di vista architettonico e urbanistico. Un parco spoglio, un edificio in rovina, un palazzo abbandonato e vagamente minaccioso portano con sé una ricchezza contenutistica potenzialmente infinita, capace di stimolare l’intelletto e di spingerlo a chiedersi come si sia arrivati a quel punto, a quella degenerazione. Al contrario, lo splendore è talmente netto e perentorio che sembra stoppare ogni formulazione intellettuale, soffocandola e ponendole innanzi qualcosa di così definitivo da non avere bisogno di ulteriori indagini.

Il fascino brutalista di Belgrado

Gran parte della potenza architettonica di Belgrado, a mio avviso, risiede nei suoi monumenti brutalisti. Li definisco proprio così, monumenti, anche se in effetti rappresentano per la maggior parte edifici residenziali, palazzi destinati ad attività commerciali caduti in disuso, torri adibite alle telecomunicazioni, e così via. L’impatto visivo di tali edifici è estremamente forte, e nel giro di pochi istanti riesce ad attirare gli sguardi di chiunque e a imporsi con una certa facilità sulle architetture tradizionali.

Una prospettiva dal basso della Genex Tower di Belgrado, in Serbia, ritenuta unanimemente un simbolo del brutalismo
Le coraggiose verticalità e gli slanci poderosi di alcuni edifici di Belgrado sembrano proiettare l’osservatore in un’epoca storica lontana, in una dimensione fantasmagorica in cui trovano spazio la positività, il progresso e la speranza per un futuro migliore.

Questa rara capacità è dovuta proprio allo stile brutalista, che nacque in Inghilterra alla fine degli anni ’50 e si diffuse poi in diverse parti del mondo grazie alle sue forme massicce e ben definite, squadrate, positivamente tetragone, in grado di spezzare la monotonia delle costruzioni tradizionali grazie alla totale assenza di orpelli e di ornamenti esteriori. Lo sguardo dell’osservatore si posa istantaneamente sul cemento e sulla sua crudezza, senza vedere nient’altro. La funzionalità dell’edificio è data in pasto agli occhi di chiunque, è esposta in maniera estenuante, inesorabile.

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Chi potrebbe mai dimenticare la Genex Tower di Belgrado, dopo averla vista anche soltanto di sfuggita? L’edificio – composto da due torri imponenti – venne progettato negli anni ’70 dall’architetto serbo Mihajlo Mitrovic, che scelse di affidarsi a un’architettura audace e maestosa che potesse accogliere nel migliore dei modi tutti coloro che entravano in città da ovest. Al ventiseiesimo piano di questo magnifico complesso, le due torri sono collegate da un ponte su due piani. Originariamente, il progetto comprendeva anche un vero e proprio ristorante rotante di forma cilindrica, posto sulla sommità di una delle due torri, ma questa idea non si concretizzò mai.

Un'altra immagine della Genex Tower di Belgrado, in Serbia
Non si parlerà mai abbastanza della componente romantica del brutalismo.

In epoca jugoslava, questo edificio veniva universalmente considerato un simbolo evidente di modernità, progresso economico e ambizione, e una parte di queste speranze continua in qualche modo a permanere anche al giorno d’oggi, ben percepibile nel senso di grandezza che travolge ogni visitatore che cammini al di sotto delle due torri e le ammiri in tutta la loro slanciata imponenza.

Uno degli aspetti più commoventi del brutalismo, o perlomeno del brutalismo che si può ammirare nei contesti balcanici o ex-sovietici, è proprio questo fortissimo senso di speranza nel progresso e nel futuro che sembra promanare dagli edifici, rendendo molto chiare le intenzioni originarie degli architetti che li hanno progettati. In un certo senso, dovevano essere proprio questi edifici a trainare simbolicamente la società verso il progresso, verso una qualsiasi forma di miglioramento, imponendosi allo sguardo di chiunque e dando vita a precisi sommovimenti nelle coscienze individuali. La spinta in avanti, verso il progresso, è quasi visibile a occhio nudo.

Un'immagine della Avala Tower di Belgrado, in Serbia, ritenuta un valido esempio di architettura brutalista
C’è qualcosa di commovente nel fatto che molti architetti del secolo scorso affidarono alle torri adibite alle telecomunicazioni il compito di rappresentare simbolicamente il desiderio di emergere, di spingersi sempre più in là, di affermarsi sulla scena regionale e internazionale con la forza della tecnica.

Verticalità estreme: la Avala Tower

Un simile slancio si può notare anche nella magnifica Avala Tower, situata a circa 40 minuti dal centro di Belgrado. In origine, questa poderosa torre – sostenuta ancora oggi da un sistema strutturale a tre gambe – ospitava al suo interno un’antenna per le trasmissioni televisive. Nel 1999, durante i bombardamenti della NATO contro la Jugoslavia, la torre venne colpita e crollò, ma venne successivamente ricostruita tra il 2006 e il 2009.

Anche oggi, come in passato, la torre svolge un importante ruolo nel settore delle telecomunicazioni, ma si è progressivamente trasformata in una apprezzatissima meta turistica. In ogni caso, la sua maestosa verticalità le ha permesso di diventare uno dei simboli più iconici di Belgrado e di tutta la Serbia. Anche in questo caso, la torre rappresentava un emblema concreto ed evidente di progresso, di modernità, e la sua distruzione nel 1999 dovette senz’altro provocare profonde lacerazioni negli animi di tutti coloro che l’avevano considerata un simbolo di speranza.

Un'immagine della Toblerone Tower di Belgrado, in Serbia, ritenuto un ottimo esempio di architettura brutalista
Il brutalismo produce effetti visibili anche su chi nasce o vive negli edifici che portano i segni di questo stile?

Altri edifici brutalisti, a Belgrado, sono di sicuro quelli conosciuti come Rudo Buildings, situati nella parte orientale della città, e il Toblerone Tower, chiamato in questo modo proprio per le evidenti triangolarità che emergono dalla sua struttura portante. In questo caso, lo slancio verso il progresso e la modernità sembra meno evidente rispetto alla Genex Tower e all’Avala Tower.

Osservando attentamente questi edifici, si coglie comunque la volontà, ugualmente apprezzabile, di proporre strutture insolite e bizzarre in antitesi a quelle già esistenti, con l’unico scopo di vivacizzare il paesaggio urbano e renderlo meno monotono e prevedibile. È l’essenza stessa del brutalismo e degli slanci modernisti nell’arte e nell’architettura. Ed è assolutamente prodigiosa.

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