L’ultima missione: Project Hail Mary

di Riccardo Intini

A queste latitudini non ho mai parlato di cinema, ma dopo aver visto il film “L’Ultima Missione: Project Hail Mary” non ho saputo resistere alla tentazione di scrivere qualcosa per commentare questa immensa opera cinematografica. Proprio così, immensa. E non tanto per l’elevata qualità cinematografica o per il livello degli effetti visivi, che in certi momenti è addirittura conturbante, ma per la portata dei temi trattati.

Il parallelo con Interstellar è abbastanza scontato. Nel 2014 mi capitò di vedere questo film in una sala cinematografica, ma passarono anni interi prima che arrivassi a comprendere la portata effettiva della pellicola. All’epoca, infatti, la mia passione per le questioni spaziali e per la loro connessione con i destini ultimi dell’umanità era abbastanza tenue, quasi inesistente. 

Per Project Hail Mary ho invece provato sin da subito un’attrazione fatale, entusiastica, dovuta in gran parte alla recente esplosione del mio interesse per il cosmo e per le questioni filosofico-esistenziali ad esso strettamente connesse. 

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Project Hail Mary: il film dell’anno?

Conoscevo Ryan Gosling per le sue precedenti interpretazioni in qualche commedia sentimentale, ma fino a questo momento non l’avevo mai realmente apprezzato per le sue qualità interpretative. In questo film, interpreta la parte di un professore di scienze delle medie che viene improvvisamente reclutato dal governo per salvare il Sole, che sta lentamente morendo a causa di un morbo misterioso.

Un astronauta si prepara alla partenza. L'immagine si ispira al film "Project Hail Mary", con Ryan Gosling
Project Hail Mary – Ryan Gosling

Insieme ad altri specialisti viene dunque mandato in direzione di Tau Ceti, un lontano astro che per qualche motivo continua a rimanere completamente immune al contagio. La missione è semplice: comprendere le ragioni per le quali questa stella non è stata infettata, raccogliere più informazioni possibili e cercare di trasmetterle alla Terra, con l’obiettivo di salvare il Sole morente. 

In un certo senso, questa pellicola si presenta con una natura stratificata e multilivello. Ciò che colpisce in maniera immediata lo spettatore è senz’altro il brillante contenuto umoristico, reso ancora più efficace dall’ottima interpretazione di Gosling e dalla qualità della sceneggiatura. Project Hail Mary è senza dubbio un film molto divertente.

Un’altra caratteristica evidente del film è la sua eccezionale qualità visiva, che esplode in tutta la sua potenza soprattutto nella parte finale. Questa pellicola rappresenta una vera e propria gioia per gli occhi, e mi ritengo davvero fortunato per aver avuto la possibilità di rimirarlo all’interno di una sala cinematografica. Ma al di là di questi due aspetti immediatamente percettibili, quasi superficiali, il film sembra proporre anche delle questioni di grande portata per le sorti dell’umanità e per il suo destino finale. 

Uno dei temi più interessanti, a tal proposito, è rappresentato dal racconto del primo contatto tra l’umanità e un’altra civiltà intelligente. In questo caso, l’incontro tra i rappresentanti di due civiltà è stato favorito dalla necessità del momento: entrambi si stavano infatti dirigendo verso Tau Ceti, l’unica stella che era riuscita a sfuggire al misterioso contagio che stava ammorbando il Sole e gli altri astri della galassia.

Il rappresentante alieno di questa civiltà intelligente è Rocky, una curiosa creatura dall’aspetto apparentemente simile a un ammasso informe di rocce. Gran parte del successo del film si deve proprio al rapporto che si instaura tra il personaggio interpretato da Gosling e il buffo alieno roccioso, i quali, combinando egregiamente le proprie intelligenze, riescono infine a trarsi d’impaccio e ottenere risultati insperati. 

Le grandi domande

L’umanità ha sempre fantasticato sul possibile incontro con una civiltà aliena: da tempo immemorabile continuiamo infatti a domandarci se siamo soli in questo vasto universo, se esistano altre civiltà con cui poter interagire, e se l’esistenza di altre creature intelligenti possa cambiare in qualche modo anche la percezione che abbiamo di noi stessi, del nostro posto nell’universo e del significato della nostra vita terrestre nel grande quadro d’insieme. 

Project Hail Mary – e ancora prima Andy Weir, l’autore del romanzo da cui è tratto il film – ha fornito una possibile risposta a questi grandi quesiti, arricchendola con alcuni dei più amabili ingredienti delle arti cinematografiche. Il solo fatto di aver innescato questo genere di riflessioni, in una parte forse non così cospicua di pubblico, rappresenta di sicuro uno dei meriti maggiori di questo grande film, di cui senz’altro si continuerà a parlare per molto tempo. 

Un altro tema di grande portata è quello legato alla comunicazione. In molti si sono spesso domandati come dovremmo comunicare con i rappresentanti di altre civiltà provenienti da altri sistemi solari, con creature caratterizzate da una storia biologica ed evolutiva completamente diversa dalla nostra. Questo tema era già stato trattato nel film Arrival, una pellicola del 2016 con Amy Adams.

In Project Hail Mary, i due rappresentanti delle rispettive civiltà riescono a comunicare grazie a particolari espedienti escogitati dal personaggio umano, che a un certo punto – grazie all’aiuto della tecnologia – riesce a tradurre gli incomprensibili borbottii di Rocky e a restituirli in una forma intelligibile per le persone (e per gli spettatori).

Un'immagine rappresentativa di una stella in un altro sistema solare, ispirata al film "Peoject Hail Mary"
Project Hail Mary – Tau Ceti

La comunicazione

Anche in questo caso, il film riesce a stimolare l’intelletto dell’osservatore e a spingerlo verso considerazioni di un certo interesse. Una delle più ovvie è che la comunicazione con una civiltà aliena potrebbe non comprendere in alcun modo l’uso delle parole: il movimento del corpo, in ultima analisi, potrebbe rappresentare una delle vie più dirette e immediate per stabilire un qualche genere di contatto comunicativo con l’alieno (a patto che quest’ultimo sia dotato di un sistema visivo funzionante). 

Per pochi istanti, il film propone allo spettatore anche un altro elemento estremamente prezioso: il punto di vista della creatura aliena. Il nostro tenace antropocentrismo ci sta ancora impedendo di considerare prospettive, angolazioni e punti di osservazione diversi da quelli umani, nella (puerile) convinzione che tutto ciò che osserviamo debba essere studiato, filtrato e analizzato solamente con gli strumenti percettivi che la natura terrestre ci ha donato.

Nel film, per pochissimi secondi, viene mostrato infatti anche il punto di vista di Rocky, fornendo allo spettatore un’idea abbastanza precisa del modo in cui la creatura aliena vede gli oggetti attorno a sé. È una prospettiva molto diversa da quella umana: le linee degli oggetti non sono per nulla definite, la varietà dei colori è molto scarsa, tutto appare sfumato e sfuggente. 

Il film è ricco di riferimenti alla religione – a partire dal titolo -, ma non sono d’accordo con chi sostiene che il film tratti il tema del sacrificio in senso religioso. Il sacrificio a cui si fa riferimento in Project Hail Mary è di una natura completamente diversa da quello che insegnano nelle nostre scuole cattoliche: chi sacrifica la propria vita per il raggiungimento di un obiettivo comune – come il salvataggio del Sole in Project Hail Mary – non lo fa per ingraziarsi un’astratta divinità, o per espiare qualche fantomatico e inconsistente peccato, ma per aiutare concretamente la propria specie, per garantirne la sopravvivenza in un momento di reale bisogno.

È un tema cruciale per i destini della nostra specie, ed è un vero peccato che non se ne parli a sufficienza. Nel film viene appena accennato, ma la sua presenza contribuisce in modo sostanziale ad accrescere il valore contenutistico del film. 

Un punto di contatto con Interstellar potrebbe essere il seguente: entrambi i film pongono lo spettatore di fronte alla possibilità che il genere umano, per motivi diversi, possa trovarsi costretto a lasciare la Terra. In Interstellar, l’abbandono del pianeta è definitivo, mentre in Project Hail Mary è solo temporaneo. Entrambi, in modi diversi, ci spingono ad alzare lo sguardo e a puntarlo in alto, verso le stelle. Non solo per la nostra curiosità innata, o per il naturale desiderio di esplorare, ma per pura e semplice necessità. 

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