Asia Centrale (Archaeologia Mundi), di Alexsandr Belenitsky

di Riccardo Intini

Da questi miei scritti potrebbe promanare un’impressione sbagliata, ossia che il sottoscritto passi gran parte del suo tempo tra le bancarelle dei mercatini dell’usato. Vi assicuro che non è così. Come la maggior parte delle persone ho un lavoro che mi impegna per tutta la settimana e molti impegni domestici che assorbono una parte consistente della mia attenzione e della mie energie.

Frequento i mercatini quando posso, soprattutto nei weekend, e quando ci capito non mi lascio certo sfuggire gli affari che mi si presentano spontaneamente. Molti di questi hanno a che fare con i libri, come ho già avuto modo di spiegare in molte occasioni. Uno dei più fortunati, negli ultimi mesi, è legato all’acquisto del libro di cui sto per parlare ora, appartenente alla collana Archaeologia Mundi pubblicata da Nagel negli anni ‘70.

Il volume che ho acquistato – anche stavolta per la strabiliante cifra di 1 euro – è dedicato all’archeologia dell’Asia Centrale, una particolare area del mondo che continua ad affascinarmi e a destare il mio più vivo interesse. Ho già avuto modo di spiegare le ragioni del mio interesse per questa regione vasta e misteriosa, incastonata a metà strada tra la Cina e l’Iran, e delimitata a nord e a sud da Russia e India.

Per secoli, quest’area ha rappresentato il fulcro dei commerci internazionali che si sviluppavano lungo le antiche vie della seta, e ai giorni nostri – dopo essersi affrancata dal dominio sovietico – la regione appare ancora impegnata in affannosi tentativi di trovare un sostanziale equilibrio tra spinte geopolitiche contrastanti.

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Ma ciò che mi interessa di più di questa zona del mondo è sicuramente la sua storia, la sua strabiliante ricchezza culturale, la stupefacente varietà che ha sempre caratterizzato la vita sociale, economica e religiosa dei popoli che l’hanno abitata e attraversata in ogni direzione.

Ritrovamenti archeologici in Asia Centrale, ispirati al libro "Asia Centrale (Archaeologia Mundi)", di Alexandr Belenitsky

La ricchezza archeologica dell’Asia Centrale

In questo libro, il professor Alexsandr Belenitsky (che insegnava all’istituto di Archeologia dell’Accademia delle Scienze dell’URSS) propone alcune dettagliate descrizioni di alcuni dei principali ritrovamenti archeologici avvenuti in Asia Centrale tra gli anni ‘50 e ‘70, fornendo di volta in volta anche un accurato approfondimento storiografico sull’area in questione e sulle genti che la abitavano.

Un altro aspetto apprezzabile, dal mio punto di vista, è che il volume si concentra in modo particolare sull’archeologia centrasiatica relativa al periodo precedente alla conquista araba, avvenuta dopo circa un secolo di strenua resistenza da parte delle popolazioni locali.

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Ancora una volta, sono rimasto affascinato dal fatto che in quest’area del mondo si possano trovare le tracce di influenze esterne provenienti da molto lontano, anche da località remote e quasi del tutto estranee alla cultura centrasiatica. Nella zona del Turkestan orientale – una porzione di Asia Centrale ai margini del mondo cinese – vennero infatti ritrovati dei documenti estratti da una famosa raccolta indiana, il Pancatantra, insieme ad altre trascrizioni di leggende epiche locali.

Ricostruire il percorso di questi documenti, partiti dall’India e transitati nelle zone più impervie dell’Asia Centrale, tra catene montuose e passi innevati, rappresenterebbe una sfida ardua ed estremamente eccitante per qualsiasi appassionato, anche da un punto di vista meramente culturale. È lo stesso percorso che, con ogni probabilità, contribuì al passaggio di documenti e testi buddhisti dall’India alla Cina, e da lì a tutto il resto dell’Asia (fino in Giappone).

Una delle parti più riuscite del libro è la descrizione – accuratissima – della zona di Pjandzikent (nell’attuale Tajikistan) e dei numerosi reperti archeologici ritrovati al suo interno, che hanno svelato agli studiosi un gran numero di informazioni sulla vita sociale e domestica delle popolazioni locali.

Come capita spesso nei libri dedicati all’Asia Centrale, alcune pagine racchiudono dei veri e propri tesori per gli appassionati della materia. In questo modo, scorrendo una pagina dopo l’altra, il lettore può imbattersi in interessanti riferimenti a Rustam, il celebre eroe delle epopee centrasiatiche, al Nard, un celebre gioco di carte orientale, ma anche a certi dipinti di Pjandzikent che raffigurano le amazzoni e al culto della dea Nanaia, diffuso anche nel vicino Oriente. Non sono solo riferimenti isolati: per gli spiriti curiosi, rappresentano soprattutto degli spunti di inestimabile utilità per la prosecuzione delle proprie ricerche.

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