Una mostra romana dedicata alle antiche civiltà del Turkmenistan 

di Riccardo Intini

Per puro caso, leggendo Il Sole 24 Ore, sono venuto a sapere che i Musei Capitolini di Roma avrebbero ospitato un’interessante mostra dedicata al Turkmenistan e alle sue antiche civiltà. La mostra, intitolata “Antiche Civiltà del Turkmenistan”, è rimasta aperta al pubblico dal 25 ottobre al 12 aprile, e ho avuto la fortuna di visitarla durante uno degli ultimi weekend di marzo.

Negli spazi espositivi dei Musei Capitolini sono stati proposti al pubblico circa 150 capolavori archeologici provenienti dall’antica regione della Margiana (nel Turkmenistan sudorientale) e dalla Partia, un eccezionale insieme di reperti risalente a un periodo storico compreso tra il III millennio a.C e il I secolo d.C. 

Non nutro una stima eccessiva per la capitale d’Italia e per i suoi spazi transitabili. Le poche volte che sono stato a Roma sono sempre stato sgradevolmente colpito dal caos metropolitano, dalla maleducazione diffusa, dall’approccio semplicistico e irritante dei funzionari pubblici. In un certo senso, credo che la capitale mi sia in qualche modo ostile. Questa volta ci sono andato in macchina, guidando per circa 6 ore e mantenendomi ovviamente ben lontano dalle zone più trafficate della città. 

Non avrei potuto in alcun modo perdere una mostra dedicata a una delle civiltà più complesse e affascinanti dell’Asia Centrale, un’area del mondo che continua ad attirare la mia attenzione e a stimolare la mia curiosità.

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Ancora oggi, il Turkmenistan continua a rappresentare una delle nazioni più interessanti per chi si occupa di storia antica e di politica estera, non foss’altro per la rigidità del sistema autoritario che la caratterizza in questi anni e per quell’indefinibile alone di mistero e di chiusura che appare distintamente percepibile anche ai meno esperti. 

Il fascino antico del Turkmenistan

In ogni caso, una buona parte del fascino del Turkmenistan è legata al suo turbolento passato. Come è successo anche per altre parti dell’Asia Centrale, anche gli antichi territori del Turkmenistan furono percorsi in lungo e in largo da un’incredibile varietà di popoli e di civiltà, spesso in conflitto tra loro o semplicemente interessati al controllo delle vie carovaniere tra Est e Ovest (le famose vie della seta, di cui ho già parlato altrove).

 

Un magnifico Rhyton in avorio esposto in occasione della mostra "Antiche Civiltà del Turkmenistan", all'interno dei musei capitolini di Roma
I rhyta, come quello che si vede in questa foto, venivano usati per contenere o versare le bevande. Sono stati ritrovati in diverse parti dell’Asia Centrale

Visitando la mostra romana ho avuto l’opportunità di posare gli occhi su un autentico rhyton, un antichissimo genere di contenitore usato per bere o per versare. In un certo senso, i rhyta rappresentano forse l’alleato perfetto per raccontare in modo efficace una parte della storia di questi antichissimi territori.

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Questi particolari contenitori portano infatti con sé una chiara testimonianza dei rapporti tra l’arte degli Arsacidi – un’antica popolazione che dominò a lungo l’antico Turkmenistan – e il mondo ellenistico, con chiare tracce di influenze legate all’area iranica e al mondo delle steppe.

Questi particolari contenitori sono stati ritrovati in diverse parti dell’Asia Centrale, ma quelli rinvenuti nella località di Nisa (nell’antico Turkmenistan) sembrano presentare delle caratteristiche uniche. Nella versione turkmena di questo contenitore, infatti, una delle parti più apprezzabili è quella utilizzata per bere o per versare i liquidi, il tratto terminale del rhyton, dove appaiono spesso esseri ibridi (come il leogrifo) e creature mitologiche.

L’effetto visivo è davvero strabiliante: la sensazione è quella di trovarsi davanti a uno dei manufatti più pregevoli del mondo antico. Anche i fregi dei rhyta appaiono estremamente interessanti: al loro interno, l’osservatore esperto potrà riconoscere alcune specifiche decorazioni riconducibili al mondo greco, ma anche dei chiari rimandi all’immaginario mediterraneo e alla tradizione centrasiatica. 

Nei diversi spazi espositivi della mostra, erano stati affissi alle pareti alcuni pannelli verticali con delle informazioni estremamente preziose sulla storia del Turkmenistan e dei relativi reperti archeologici. In questo modo, ogni visitatore ha potuto apprendere le vicissitudini che hanno favorito l’ascesa dei Parti e il loro dominio sull’antico Turkmenistan, culminato nella costruzione della città di Nisa (a cui era dedicata una parte importante della mostra).

Altri approfondimenti particolarmente apprezzati sono quelli relativi alle statue di argilla e alle sculture, grazie alle quali è possibile comprendere la portata dell’influenza greca nelle realizzazioni artistiche d’Asia Centrale.  

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