Sull’origine della vita, del significato e dell’universo, di Sean Carroll 

di Riccardo Intini

Questo bel libro del fisico americano Sean Carroll, scritto ormai una decina di anni fa, rappresenta forse il perfetto prototipo dell’opera di divulgazione scientifica a cui sto iniziando a interessarmi in questa particolare fase della mia vita. Il titolo è già abbastanza eloquente, e sembra racchiudere al suo interno interi mondi da esplorare:  “Sulle origini della vita, del significato e dell’universo”.

Insomma, si tratta di un libro ambizioso che affronta con competenza e rigore scientifico le questioni che dovrebbero interessare ognuno di noi, e che invece vengono spesso trascurate o perfino dimenticate, finendo quasi sempre sepolte sotto numerosi strati di altri interessi vani, puerili, completamente inutili.

Di questo libro ho apprezzato in particolare la menzione di un approccio scientifico che non conoscevo nel dettaglio, e che avevo incontrato qualche volta soltanto in alcuni articoli specialistici. Mi riferisco al metodo Bayesiano, nato originariamente nell’ambito della statistica e legato alla figura del matematico settecentesco Thomas Bayes, a cui deve il nome.

Sostanzialmente, si tratta di un peculiare modo di approcciarsi alla realtà e alla conoscenza, basato sul costante aggiornamento di una probabilità (o di una propria credenza) nel caso in cui ci si trovi di fronte a nuove evidenze scientifiche. 

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Sean Carroll e il metodo bayesiano

Nel suo libro, Sean Carroll sembra affidare al metodo bayesiano il ruolo del fil rouge, dispiegandolo brillantemente in tutti i capitoli del libro e aiutando il lettore non specialista (come il sottoscritto) a familiarizzare con una eccellente strategia di ragionamento scientifico.

In questo modo, di fronte a nuove scoperte, l’individuo è naturalmente portato ad aggiornare i propri gradi di fiducia in una determinata materia, in una teoria, in ciò che credeva fino a quel momento, e ad avviarsi verso un nuovo genere di comprensione che spalanca le porte al progresso. 

Un'immagine rappresentativa dell'universo e delle sue leggi, legata al libro di Sean Carroll "Sulle origini della vita, del significato e dell'universo"

L’esempio più pratico, da questo punto di vista, è forse rappresentato dall’aggiornamento dei gradi di fiducia collettivi in materia di gravità dopo l’introduzione della relatività generale di Albert Einstein.

Fino a quel momento, la fiducia generale era legata alla legge di gravitazione universale di Newton, risalente ad alcuni secoli prima, ma grazie allo straordinario valore della relatività fu possibile aggiornare i gradi di fiducia relativi alla gravità e compiere un incredibile balzo in avanti nella comprensione delle leggi di natura. 

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Questo metodo può essere impiegato anche su una scala molto più ridotta, anche per questioni apparentemente marginali o insignificanti, ma la sua maggiore utilità sembra rivelarsi proprio nell’indagine scientifica. Non è un caso che questa particolare metodologia sia oggi ampiamente sfruttata in fisica, biologia e linguistica, ma anche nelle neuroscienze e in molte altre discipline. 

Sean Carroll la usa soprattutto come una preziosa alleata per la comprensione della realtà fisica e naturale, che nel libro viene analizzata da prospettive e da discipline molto diverse tra loro. Il libro non si limita infatti a trattare alcuni dei risultati più stupefacenti raggiunti dalla fisica, ma accompagna il lettore in un lungo viaggio che include diversi approfondimenti in materia di biologia, cosmologia, religione e filosofia, ponendo tutte queste discipline sotto l’ombrello di una particolare corrente chiamata naturalismo poetico. 

Meccanica quantistica, relatività generale, buchi neri, l’origine della vita e il ruolo dei linguaggi nella nostra definizione della realtà: tutti questi argomenti (e molti altri) vengono trattati in modo dettagliato, aiutando il lettore a formulare le giuste domande per comprendere il grado di progresso a cui siamo arrivati e per capire che cosa ci serve per ottenere un quadro d’insieme ancora più completo ed esaustivo. Il fine è chiaro: giungere a una comprensione sempre più soddisfacente della realtà, anche attraverso il regolare aggiornamento delle nostre convinzioni scientifiche alla luce delle nuove scoperte. 

Una delle parti più interessanti, a mio avviso, è quella che pone in relazione la freccia del tempo e lo sviluppo della vita. Carroll spiega infatti in modo brillante che il passaggio da una condizione di bassa entropia, propria dell’universo primordiale, a uno stato di maggiore entropia, nel quale ci troviamo tuttora, è esattamente ciò che spiega la comparsa della cellula e del metabolismo, che rappresenterebbero dunque una diretta conseguenza della progressione dell’universo verso uno stato via via più caotico e disordinato. Anche il tempo, qualsiasi cosa esso sia, sembra procedere nella stessa direzione. 

Il libro non solleva soltanto delle domande cruciali, ma stimola il lettore a guardare nella giusta direzione e a porsi i corretti interrogativi per comprendere il suo posto nel cosmo. 

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