di Riccardo Intini
Già, ho letto un altro libro del ciclo di Allan Quatermain. Per la prima volta nella mia vita, ho tutti i volumi della saga allineati in bell’ordine nella mia libreria, pronti per essere prelevati e letti, per cui non deve stupire che ogni due o tre mesi mi abbandoni all’impulso di afferrarne uno e di iniziare avidamente a leggerlo. Mi ero ripromesso di non leggerli troppo rapidamente, per non guastare troppo in fretta il piacere di immergermi nelle avventure di Quatermain e nei scenari esotici in cui sono ambientate, ma non ho proprio saputo resistere.
Questo libro è stato scritto da Henry Rider Haggard nel 1912, e rappresenta certamente un elemento molto particolare nella saga di Allan Quatermain. Questa volta infatti il fulcro della trama non è rappresentato dal resoconto delle avventure vissute in Africa dal personaggio principale, ma da uno dei suoi primissimi amori giovanili. Al centro del romanzo c’è infatti la figura di Marie Marais, che il giovane Allan conosce sin dalla più tenera età e con la quale finirà per intrecciare una turbolenta relazione amorosa.
Fino a questo momento, nei libri dedicati ad Allan Quatermain non era stato riservato molto spazio alle sue relazioni con le donne, e in un certo senso nemmeno alle figure femminili. Nelle due opere intitolate “La figlia dell’uragano” e “La vendetta di Maiwa”, di cui ho già avuto modo di parlare, appaiono certamente dei personaggi femminili di un certo spessore – come la bella Mameena, che in certi momenti sembra riuscire a sedurre perfino il buon Allan -, ma non si tratta quasi mai di donne legate a Quatermain da una relazione sentimentale.
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Con ogni probabilità, l’autore ha pensato di scrivere Marie proprio per questo motivo, ossia per aprire uno scorcio intimo sulla prima gioventù di Quatermain e su uno dei suoi primi amori. Il risultato è senz’altro degno di nota: ho portato con me questo libro nel mio recente viaggio in Indonesia, e devo ammettere di averlo letto con una certa voracità.

Marie, il primo amore di Allan
Dopo essersi conosciuti da bambini in Sudafrica, Allan e Marie si ritrovano diversi anni più tardi, quando entrambi sono ormai dei giovani adulti. Allan riesce a salvare la vita della ragazza e della sua famiglia durante un’incursione di alcune tribù locali, cementando ancora di più il sentimento amoroso che aveva iniziato a formarsi tra i due. Ma la felicità della coppia è messa a rischio dall’opposizione del padre (che non gradisce l’idea di avere un inglese come genero) e dal perfido cugino della ragazza, Hernan Pereira, al quale era stata promessa in sposa.
In questa avventura del giovane Allan Quatermain emergono alcuni dei tratti distintivi che caratterizzeranno il personaggio nella sua versione adulta, e che ho già avuto modo di apprezzare nel celebre romanzo “Le miniere di Re Salomone” o nel meno conosciuto “La città nascosta”. Particolarmente riusciti, a parer mio, sono i brani del libro in cui inizia a emergere la straordinaria abilità di Quatermain nell’uso del fucile, che in una particolare occasione si rivela addirittura decisiva per la salvezza della sua vita e della comitiva di cui fa parte anche Marie, alla quale Allan desidera unirsi al più presto in matrimonio.
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Haggard non è certamente passato alla storia per i suoi romanzi amorosi, ma in questo libro riesce a padroneggiare la sostanza incandescente dell’amore con una certa disinvoltura, in certi casi perfino con maestria, senza rivelarsi mai banale o prevedibile. Il ritmo con cui accompagna il lettore verso l’epilogo è sostenuto, incalzante, sempre gradevole.
È sempre un piacere leggere le avventure di certi personaggi letterari negli anni della loro gioventù. Mentre leggevo Marie, mi è tornato in mente all’improvviso un romanzo di Cecil Forester dedicato ai primi anni in marina di Horatio Hornblower, un altro gigante della letteratura avventurosa mondiale. Anche in quel caso, i tratti distintivi del “puledro d’oro” negli anni della sua giovinezza erano stati disegnati con assoluta maestria, regalando ai lettori i primi barlumi di quella che si sarebbe presto trasformata in una stella luminosa.
