Quando l’emergenza sarà finita, gli italiani non saranno più gli stessi. Il fenomeno Covid-19, come tutte le esperienze catartiche, lascerà un’impronta profonda, indelebile, costringendo anche i brand ad adottare nuove strategie e a costruire nuove narrazioni destinate a un pubblico nuovo, trasformato, con un bagaglio cognitivo ed emozionale completamente diverso da prima.
È con questo scopo che negli scorsi giorni è nato “Future of Italy”, il gruppo di lavoro che avrà il compito di gettare le fondamenta per la comunicazione italiana nel post-Coronavirus, con nuove forme di narrazione indirizzate ai nuovi pubblici che andranno a comporre il rinnovato tessuto sociale dell’Italia. Il gruppo “Future of Italy” è composto da tre cannonieri della comunicazione: Matteo Flora di The Fool, Andrea Fontana (presidente di Storyfactory) e Oscar Di Montigny, presidente di Bye. Con un’azione concertata, il gruppo di lavoro sosterrà la ripresa dell’Italia attraverso strategie di comunicazione del tutto nuove, basate innanzitutto su un’attenta analisi dei dati e su un costante monitoraggio della rete.

Dopo aver analizzato attentamente circa 55 milioni di conversazioni online tra il 25 febbraio e il 25 marzo, il gruppo ha già identificato quattro profili sociali emersi durante l’emergenza: ci sono gli spaventati, contraddistinti da una forte paura per il futuro e da un’evidente incapacità di prendere decisioni, i confusi, la cui grave incertezza è acuita dalla difficoltà di trovare informazioni chiare e precise, ma anche i critici e gli speranzosi.
I primi non condividono gran parte delle scelte delle autorità, sono sempre sul piede di guerra, e non accettano nemmeno i risultati raggiunti fino a questo momento. Gli speranzosi rappresentano infine la categoria degli ottimisti, che traggono conforto dalle piccole conquiste quotidiane e guardano al futuro in modo assolutamente positivo.
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L’impatto del Covid-19
La presenza consistente dei confusi, a ben guardare, testimonia alla perfezione l’evidente crisi comunicativa in cui è piombata l’Italia sin dai primissimi giorni dell’emergenza, specialmente a causa della mole di decreti poco chiari e ambigui che continua a essere riversata sui cittadini.
Brand e istituzioni, d’ora in avanti, dovranno dunque costruire le loro narrazioni tenendo ben presente questi quattro profili, realizzando messaggi mirati e su misura per i nuovi pubblici del post-coronavirus. Da questo punto di vista, le nuove strategie di storytelling dovranno essere costruite attorno ai concetti del sacrificio, della sofferenza e della ripartenza dell’Italia dopo una prova mostruosamente complicata. Ciò avrà ripercussioni non solo sul piano interno, ma anche sulla reputazione del Paese a livello internazionale.
”Cerchiamo storie di cura perché abbiamo paura e abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica: io mi ricordo di te. Cerchiamo storie di legame perché temiamo di essere isolati, di rimanere soli, soprattutto adesso. E quindi abbiamo bisogno di un nuovo patto fiduciario tra noi. Cerchiamo storie di valore perché siamo senza punti di riferimento. E cerchiamo nuove fonti di ispirazione”.
“Cerchiamo storie di trasformazione perché quando tutto cambia intorno a noi ci spaventiamo se rimaniamo indietro. L’organizzazione o il leader deve capire che, al di là del pubblico a cui si rivolge, oggi si deve esser capaci di costruire storie supreme che raccolgono in sé più aspetti contemporaneamente. Storie supreme che sfidano il male e spingono a prendersi cura di sé e degli altri, a portare ispirazione e qualità nella vita, ad avere relazioni nutrienti, ad agire nel mondo con soddisfazione, a guardare oltre e continuare a vivere e ad ergersi in un nuovo stato d’essere”, ha affermato nelle scorse ore Andrea Fontana di Storyfactory.
L’Italia, in ultima analisi, potrà ripartire soltanto se sarà in grado di costruire storie efficaci con cui coinvolgere i nuovi italiani trasformati dal Coronavirus. È la sfida dei nostri tempi, e sembra già estremamente avvincente.
