Doppio Sogno, di Arthur Schnitzler

di Riccardo Intini

Doppio Sogno può essere letto in poche ore, anche nel corso di una sola, lunghissima notte, ma le impressioni che è in grado di destare permangono a lungo, si conficcano nell’animo come chiodi roventi, e non se ne vanno più. Il romanzo di Arthur Schnitzler venne pubblicato per la prima volta nel 1925, e parecchi anni dopo – nel 1999 – venne sfruttato da Stanley Kubrick per il suo celebre film Eyes Wide Shut, con Tom Cruise e Nicole Kidman.  

L’opera, muovendosi sul filo delicatissimo tra sogno e realtà, narra le vicende di una coppia benestante nella Vienna degli anni Venti, descrivendo i vagabondaggi notturni del marito – Fridolin, un medico – e della moglie Albertine, che una sera, di ritorno da una festa in maschera alla quale aveva partecipato con il consorte, confessa al partner di aver provato attrazione sessuale per un altro uomo, un ufficiale dell’esercito incontrato qualche tempo prima, innescando così la crisi. 

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L'immagine rappresenta alcune possibili partecipanti a una festa in stile "Eyes Wide Shut", il film di Kubrick ispirato al romanzo "Doppio Sogno" di Arthur Schnitzler.
Il regista statunitense Stanley Kubrick, per il suo film “Eyes Wide Shut”, si ispirò proprio al romanzo Doppio Sogno di Arthur Schnitzler.

Colpito nell’intimo dalle parole della moglie, l’uomo esce di casa e si reca in visita a un paziente morente, poi – dopo aver incontrato un suo vecchio compagno di studi – si lascia trascinare in una misteriosa villa in cui si sta svolgendo una festa in maschera a cui si partecipa soltanto su invito. 

Doppio Sogno, un’epopea notturna

Con la sua consueta nettezza stilistica, Schnitzler tratteggia meravigliosamente la crisi esistenziale di una coppia borghese dell’epoca, accompagnando il lettore in un’epopea notturna in cui l’elemento onirico e quello sensuale si mescolano alla perfezione, combinandosi senza tregua per tutta l’opera. 

Doppio Sogno colpisce soprattutto per la finezza dello scavo psicologico – tra gli estimatori di Schnitzler c’era anche un suo illustre concittadino, un certo Freud -, per il ritmo rapinoso e incalzante, ma anche per la capacità dell’autore di instillare grandi dubbi nell’animo di chi legge. E a tutti questi dubbi si continua a pensare incessantemente, anche dopo aver letto il libro, come se si trattasse di un sogno meraviglioso destinato a non finire mai. 

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