Nei mercatini dei libri usati, talvolta, può capitare di imbattersi in vere e proprie perle, in antologie perdute di autori quasi dimenticati, o finiti anzitempo nell’oblio. È ciò che accadde allo scrivente nei mesi scorsi, quando tra gli scaffali di un mercatino dell’usato mi capitò di imbattermi in una raccolta di racconti dell’autrice francese Françoise Sagan (1935-2004). Il volume si presentava senza copertina, e nell’insieme appariva senza dubbio un libretto anodino e senza particolari pretese.
Ciò che mi colpì, in un primo momento, fu il titolo della raccolta, “Occhi di seta”, che prende il nome dal titolo del primo racconto contenuto nell’antologia. Per ironia della sorte, il breve racconto “Occhi di seta”, posto all’inizio del volume, è anche il meno interessante dell’intera antologia.

Il meglio arriva dopo, con i racconti – brevissimi, spalmati su tre o quattro pagine – che compongono la parte centrale della raccolta. Lo stile di Sagan, per l’equilibrio, l’essenzialità e l’icasticità delle forme, ricorda quello di Joseph Roth, o della Virginia Woolf di Mrs. Dalloway in Bond Street.
Sagan ama parlare di erotismo senza mai abbandonarsi alla volgarità, con misura, anche quando descrive le vicissitudini di qualche ricca vedova impegnata in una turbinosa relazione con un amante molto più giovane di lei. Il rimpianto per il passato perduto, e l’amarezza ad esso connesso, costituiscono in alcuni casi il sostrato più profondo dei racconti di Sagan, rendendoli estremamente lucidi.
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Francoise Sagan, eterna fonte di sorprese
Grazie alla loro piacevolezza, alla loro estrema godibilità, i racconti contenuti nella raccolta “Occhi di seta” si possono leggere in poche ore, tutti d’un fiato, e lasciano un’impressione generale di gradevolezza che potrebbe indurre il lettore ad approfondire la sua conoscenza personale dell’autrice francese. Trattandosi di Françoise Sagan, le sorprese potrebbero non finire mai.
