Mi è stato regalato il libro Memorie di una cantante tedesca, di Schroeder Devrient. La storia editoriale di quest’opera è abbastanza controversa – l’attribuzione all’autrice è ancora incerta -, ma non vorrei soffermarmi troppo su questo punto.
Queste memorie raccontano alcuni significativi episodi della vita di Wilhelmine Schroeder-Devrient, famosa cantante tedesca dell’Ottocento, insistendo in particolare sulle sue esperienze erotiche e sugli aspetti più intimi della sua vita sessuale. Sin dal principio, quest’opera si concentra infatti sui singolari fatti che contribuirono a formare l’indole e la vis erotica della (presunta) autrice.
Particolarmente lucido, per nettezza e ricchezza descrittiva, è l’episodio in cui la cantante, nella primissima adolescenza, assiste a un amplesso dei genitori mentre è nascosta nell’armadio della loro camera da letto.
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Altri simili episodi voyeuristici si ripeteranno abbastanza di frequente in tutta l’opera, esprimendo il vivo turbamento e la maliziosa curiosità con cui la protagonista spiava due o più amanti mentre consumavano i propri rapporti amorosi. Queste scene non sono mai descritte con volgarità, ma con uno stile sobrio e misurato che rimanda direttamente alla miglior letteratura erotica francese.

Si tratta di un’opera molto breve, di poco più di 100 pagine, che con buona volontà può anche essere letta in un paio di giorni. L’insistenza sugli episodi voyeuristici può sembrare sospetta, in particolare se si considerano le controversie e le incertezze legate alla reale attribuzione dell’opera al soprano ottocentesco, ma la valutazione complessiva su questo breve trattatello erotico non può che essere positiva.
Memorie scottanti
In particolare, è apprezzabile il fatto che l’autrice sia riuscita a descrivere i momenti più piccanti della sua esistenza senza la minima volgarità, con uno stile pacato ed equilibrato, del tutto scevro da quegli sgradevoli (e patetici) eccessi che si scorgono così spesso nelle opere contemporanee. In un certo senso, quest’opera rappresenta uno dei simboli più evidenti di quello stile essenziale, misurato e allusivo che caratterizza la miglior letteratura erotica, e che dovrebbe rappresentare un modello paradigmatico per l’intero genere.
Turpiloquio ed erotismo non devono convivere. Chi ha detto che per affrontare certi temi si debbano necessariamente utilizzare espressioni grevi e triviali, anche quando non ve n’è alcun bisogno? Queste parole aggiungono forse qualcosa alla narrazione, la rendono più ricca e sensuale? Assolutamente no. La vera sfida – e l’opera a cui è dedicato questo scritto ha pienamente centrato l’obiettivo – è riuscire a trattare queste tematiche con stile, con eleganza, con raffinatezza.
In realtà la sfida è duplice, e riguarda tanto gli autori quanto i lettori. I primi dovrebbero adoperarsi per sfrondare i loro scritti erotici da ogni inutile volgarità, mentre i secondi – specialmente i più giovani, o comunque i meno esperti – dovrebbero abituarsi ad associare l’erotismo con la sofisticatezza espressiva, con il registro alto, e non con la trivialità del linguaggio parlato.
Consiglierei dunque la lettura di questo libro a tutti coloro che amano l’eros raffinato, ma anche a chi volesse familiarizzare con un genere di scrittura che, per ragioni imperscrutabili, si sta lentamente ed inesorabilmente dissolvendo.
