È sempre un piacere discutere dei libri di Joseph Roth. Museo delle Cere mi è capitato tra le mani quasi per caso, mentre mi trovavo in visita all’ultima edizione della fiera del libro di Como. Uno degli espositori proponeva l’acquisto di tre volumi al prezzo di 10 euro, e quando mi sono accorto che tra i libri in vendita c’erano anche diverse opere edite da Adelphi non ho esitato nemmeno per un istante.
Non avevo mai sentito parlare di questa raccolta di racconti brevi, alcuni perfino brevissimi, scritti dall’autore durante i suoi numerosi spostamenti in diverse zone d’Europa nei primi decenni del secolo scorso. Alcuni di questi scritti apparirono sui quotidiani con cui l’autore collaborava, e per la maggior parte si tratta di scorci icastici e folgoranti della società dell’epoca, con tutte le sue vanità ed ipocrisie variamente celate o esibite.
In maniera abbastanza ingenua, avevo pensato che tutti i romanzi e i racconti di Joseph Roth fossero stati inseriti nell’opera omnia dell’autore pubblicata qualche anno fa da Bompiani, ma evidentemente mi sbagliavo. Nei due volumi che compongono questa mirabile raccolta non v’è infatti traccia di nessuno scritto incluso nell’antologia intitolata Panoptikum, tradotta in italiano con Museo delle Cere.

Non so se sia stata una scelta voluta da parte dell’editore, ma la parte migliore della raccolta è stata collocata proprio al centro del volume, nel cuore del libro. In questo punto si trovano alcuni racconti dedicati ai dipendenti di un hotel in cui Roth era solito alloggiare durante i suoi spostamenti, una vera e propria seconda casa per il giornalista girovago che negli anni successivi sarebbe stato definito “reporter lirico”. E vi è in effetti molto lirismo nel modo in cui l’autore descrive questi personaggi e le loro attività quotidiane, elevandole da una comune ordinarietà a una sorta di sacralità potente e suggestiva.
In un certo senso, lo sguardo dell’autore riesce a cogliere dei dettagli e delle minuzie che rimangono completamente celati agli occhi delle persone non iniziate alle meraviglie della letteratura. Leggendo queste pagine, Roth sembra rammentarci che uno degli scopi della letteratura, forse il più nobile in assoluto, consiste proprio nel conferire un carattere magico alle manifestazioni della realtà ordinaria, caricandole di significati che un osservatore distratto non potrebbe mai cogliere.
L’autore tratteggia le descrizioni di questi personaggi con il suo consueto stile incisivo, fatto di frasi brevi e fulminanti, sempre perentorie, come se fossero delle brevi e stringatissime sentenze. Anche in quest’opera, l’operazione di arricchimento della realtà funziona a meraviglia, producendo dei racconti che difficilmente potranno separarsi dalla memoria del lettore.
Come potremmo, del resto, scordarci degli squisiti ritratti del vecchio cameriere o del portiere dell’albergo, che nell’ordinarietà potenziata di Roth acquisiscono la statura e il valore dei personaggi mitici? Sarebbe del tutto impossibile. I tratti distintivi di questi personaggi, la loro caratterizzazione, si imprimono con forza nella mente del lettore e non la abbandonano più. Joseph Roth non si limita a scrivere racconti: con la sua penna, attraverso ognuna delle sue frasi, impartisce lezioni di letteratura destinate a durare in eterno.
Museo delle cere, una raccolta poco conosciuta
Questo genere di racconti produce un effetto ben preciso sui lettori. Chi si abitua a queste narrazioni acquisisce gradualmente la capacità di trascendere, di vedere al di là delle mere apparenze, cogliendo dei significati che fino a poco prima gli erano quasi del tutto preclusi. Si impara a percepire il mondo in modo diverso, con una profondità e un acume del tutto sconosciuti in precedenza, arrivando a scoprire nuovi livelli di significato in ogni minima piega della realtà. È un vero e proprio super-potere. È la letteratura.
Ogni volta che termino la lettura di una delle opere di Joseph Roth, al di là dell’inevitabile apprezzamento per l’altissima qualità della sua scrittura, sperimento anche una sorta di perplessità. Perché non si parla più spesso di questo grandissimo autore? Perché, ancora oggi, Joseph Roth continua a rimanere pressochè sconosciuto ai più? Solamente il tempo saprà rispondere a queste domande, anche se non ne ho ancora l’assoluta certezza.
