La fanciulla dagli occhi d’oro, di Honorè de Balzac

di Riccardo Intini

È un vero peccato che questo romanzo sia lungo soltanto un centinaio di pagine. Se Balzac avesse deciso di dilatarlo in un’opera più ampia, donandogli magari 200 o 300 pagine in più per chiarire definitivamente le dinamiche relazionali tra i personaggi, con ogni probabilità ci troveremmo di fronte a un vero e proprio capolavoro della letteratura erotica mondiale.

La fanciulla dagli occhi d’oro (1835) affronta infatti l’erotismo e le dinamiche di coppia da un punto di vista insolito e originale che avrebbe senz’altro meritato uno sviluppo maggiore, soprattutto per quel che riguarda lo scavo psicologico dei personaggi e la peculiare natura dei legami che intercorrono tra alcuni di essi.

Gli elementi di interesse sono davvero numerosi. Il primo è senza dubbio l’ambientazione: Balzac presenta la Parigi di metà ‘800 in maniera stratificata, soffermandosi con insistenza sulle diverse categorie di individui che compongono le diverse fasce sociali e dedicando a ciascuna di esse un considerevole spazio nella prima parte del libro.

Questa lunga introduzione avrebbe un certo valore anche se rimanesse completamente isolata dal resto dell’opera: in un certo senso, rappresenterebbe infatti una sorta di resoconto impietoso e dettagliatissimo dell’umanità parigina in quella particolare fase storica, offrendo preziosi scorci su un mondo quasi del tutto dimenticato.

Chi è la fanciulla dagli occhi d’oro?

L’introduzione ufficiale del personaggio principale del romanzo, Henri de Marsay, arriva dunque dopo le gradevolissime pagine introduttive dedicate al contesto urbano in cui si ritrova a vivere, operare e amare. Henri è un attraente rampollo della nobiltà parigina: è fiero e orgoglioso, ed è perfettamente consapevole del fascino che esercita sulle donne. Quando incontra la fatale creatura dagli occhi d’oro che dá il nome al libro, il ragazzo sembra dimenticarsi per un attimo della sua posizione, del rango e del suo consueto approccio nei confronti del gentil sesso.

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Henri si lascia andare, si scioglie. Per un momento sembra davvero innamorato. In effetti, l’oggetto del suo amore è davvero notevole: la fanciulla in questione è Paquita Valdes, una giovane ispanica dall’aspetto incantevole e dagli occhi ammaliatori, definita più tardi dallo stesso autore come una creatura appositamente progettata per l’amore.

Un personaggio de "La fanciulla dagli occhi d'oro" di Balzac

Anche la ragazza frequenta nobili e aristocratici, vive in un enorme palazzo di Parigi e non esce mai da sola: con lei, come un’ombra, si vede sempre la vecchia governante, che non sembra perdere di vista nemmeno un battito di ciglio della giovane incantatrice.

Dopo aver escogitato un piano ingegnoso per incontrare la giovane – che sin dal primo istante sembra ricambiare le attenzioni e i sentimenti di Henri -, Henri riesce finalmente a penetrare in una stanza segreta del palazzo e ad abbandonarsi a piacevolissimi momenti in compagnia di Paquita. Ma il demone della gelosia, come nella maggior parte delle storie d’amore, è sempre dietro l’angolo: basta una parola pronunciata da Paquita durante uno dei loro incontri, un nome di persona, per mandare Henri su tutte le furie e a innescare il suo temibile spirito possessivo.

Un epilogo enigmatico

Il tragico epilogo del romanzo chiarirà – forse soltanto in parte – l’effettiva situazione sentimentale di Paquita, anche se le linee generali della vita privata della ragazza rimangono abbastanza oscure.

Nelle pagine finali del libro si scorgono abbastanza chiaramente i contorni di rapporti bizzarri, ossessivi, al limite della schiavitù e dell’esclusività più estrema. Ma sono solo accenni velati, riferimenti evanescenti che durano solo per il tempo di una frase o di una battuta particolarmente stringata. Il risultato è senza dubbio notevole, ma se l’autore avesse deciso di approfondire questi dettagli sarebbe stato addirittura straordinario (ne sono più che certo).

Il libro mi ha colpito anche per i numerosi riferimenti all’Oriente, dovuti innanzitutto alla fascinazione per l’esotico e per l’orientaleggiante che in quell’epoca continuava a persistere in tutta Europa. Balzac utilizza molti elementi dell’immaginario orientale per descrivere la camera da letto in cui avvengono gli incontri amorosi tra Henri e Paquita, associandoli dunque in modo chiaro all’amore fisico, alla sensualità, al lusso e all’erotismo più raffinato.

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Nella camera di Paquita troviamo infatti un enorme divano-letto turco rivestito di cachemire, un boudoir arricchito da una mussolina indiana e da arabeschi neri disegnati su fasce di stoffa, tappeti simili a scialli d’Oriente, con disegni che rammentano “la poesia della Persia”. Tutto parla di passione, di esotismo e di sensualità, e non è certamente un caso che Balzac abbia scelto una camera di questo genere per gli appuntamenti ardenti dei due giovani.

Ma i riferimenti all’Oriente non sono limitati alla stanza segreta di Paquita: Balzac dimostra infatti di conoscere la mitologia persiana e alcune delle sue figure più rappresentative, le Perì, degli esseri femminili di straordinaria bellezza e dal fascino conturbante, note soprattutto nell’antico folclore persiano come creature belle e seduttrici. Nella prefazione a un’altra opera collegata a La fanciulla dagli occhi d’oro, Balzac menziona anche la figura del “Veglio della Montagna”, conosciuto anche come Vecchio della Montagna, ossia la guida o il capo spirituale di una setta sciita-ismailita fondata dal persiano Hasan-i-Sabbah nel 1090.

Due personaggi legati a "La fanciulla dagli occhi d'oro", un romanzo di Balzac

Non mi aspettavo davvero di incontrare questo personaggio in un romanzo francese: mi ero imbattuto per la prima volta in questa figura in una delle mie letture dedicate all’Asia Centrale (e in particolare al Tajikistan, dove si parla una lingua di origine persiana), ma in quell’occasione non ero riuscito a raccogliere molte informazioni su questo fantomatico “Vecchio”. Chi avrebbe mai detto che sarebbe stato Balzac, a distanza di qualche anno, a gettare qualche lume su questo personaggio misterioso?

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Anche per questo, nonostante la sua brevità, la Fanciulla dagli occhi d’oro si è rivelato un romanzo estremamente denso e ricco di interessantissimi spunti.

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