Diversi mesi fa, mentre mi trovavo a casa dei miei genitori, mi capitò tra le mani una rivista di cui non avevo mai sentito parlare. Il titolo mi sembrò subito abbastanza eloquente: “Il libraio”. Al di là degli articoli e degli approfondimenti culturali contenuti all’interno, quasi tutti dedicati al mondo dei libri, la mia attenzione venne immediatamente catturata da un piccolo allegato sfogliabile che era stato inserito più o meno a metà della rivista.
Come scoprii quasi subito, si trattava delle primissime pagine di un romanzo che era stato pubblicato di recente, e che aveva subito riscosso un certo successo. L’idea mi era sembrata davvero ottima: dare ai lettori la possibilità di gustarsi in anteprima le prime pagine di un libro, sfogliandole da un piccolo inserto contenuto in una rivista, avrebbe senz’altro potuto stimolare l’interesse delle persone e aumentare le probabilità che quel libro venisse comprato.
Qualche mese dopo avrei effettivamente acquistato quel libro, ma non fu l’efficacissima trovata editoriale a spingermi all’acquisto. Ciò che mi attrasse fu l’incipit del romanzo, il contenuto letterario che veniva offerto così facilmente in pasto ai lettori. Mi sembrò infatti scritto con quello stile magnetico ed essenziale di alcuni romanzi erotici che avevo conosciuto in passato, in un’altra fase della mia vita, e che ricordo ancora con grande affetto.
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Il grande thriller di Bak Sulmi
Il libro in questione è Piccoli inganni crudeli, scritto qualche anno fa dalla scrittrice sudcoreana Bak Sulmi. La vicenda ruota attorno al giovane Yujae e alle sue pericolose ossessioni: un talento naturale per la matematica e un’intelligenza fuori dal comune non gli impediscono di commettere atti atroci nei confronti di animali ed esseri umani, finendo per suscitare serissimi sentimenti di vendetta nelle persone indirettamente coinvolte nei suoi crimini.
Il giovane non agisce per semplice sadismo: il suo obiettivo è ottenere le attenzioni della madre, che per tutta la vita ha riservato la maggior parte del suo affetto e delle sue premure al fratello maggiore. La vicenda affronta certamente alcuni temi delicatissimi, come il deteriorarsi dei rapporti tra genitori e figli, le rivalità tra consanguinei, l’incapacità dei genitori di comprendere le reali esigenze dei loro rampolli, la condizione di relativo isolamento in cui sembrano vivere alcuni teenager, la crudeltà e la violenza giovanile, e così via.
Era da tanto tempo che non mi capitava tra le mani un romanzo commerciale. In genere uso questa parola per identificare quei romanzi che sembrano scritti con l’unico scopo di scalare il più rapidamente possibile le classifiche dei libri più venduti. Per ottenere questi risultati, la struttura narrativa deve essere certamente in grado di tenere il lettore incollato dall’inizio alla fine, e di condurlo al termine del libro nel giro di pochi giorni. Mentre leggevo il libro, mi sono tuttavia domandato se sia davvero un merito saper scrivere romanzi in questo modo.

I fini della letteratura
Il fine della letteratura è davvero limitato soltanto alla produzione di scritti magnetici, in grado di stregare il lettore per qualche ora e di indurlo a continuare la lettura? O si tratta invece di trasmettere messaggi di portata ampia, universale, inserendoli nelle pieghe di una narrazione godibile e formalmente impeccabile? Per quel che mi riguarda, propendo decisamente per la seconda opzione.
Pensateci un attimo: che cosa rimane nella mente del lettore, dopo aver finito un romanzo in uno o due giorni? Praticamente nulla. Sarebbe di gran lunga preferibile un’opera con uno spirito meno commerciale ma in grado di lasciare un’impressione profonda, significativa, magari attraverso la trattazione di questioni e temi d’ampio respiro.
Mi sembra infatti che in questo genere di romanzi non rimanga nessuno spazio per la voce autentica del narratore, che viene inevitabilmente soffocata da una asfissiante successione di fatti e di eventi, inseriti in sequenze praticamente ininterrotte che spingono il lettore ad andare avanti, sempre più avanti, fino all’ultima pagina del volume.
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In Piccoli Inganni crudeli, peraltro, l’impostazione commerciale dell’opera appare abbastanza evidente. In una delle missive scambiate tra alcuni dei personaggi principali, si incontra perfino un chiaro invito a proseguire la lettura. Confesso di aver provato una certa sorpresa quando ho letto le parole “Se continui a leggere, capirai…” (o qualcosa di molto simile).
È anche per questi motivi che non consulto mai le classifiche dei libri più venduti, come ho già avuto modo di osservare in alcuni scritti precedenti. La possibilità di ritrovarsi in mano l’ennesimo romanzo leggibile in poche ore e dimenticabile in pochi minuti è davvero troppo alta, anche se si deve comunque riconoscere il merito degli autori per aver elaborato una struttura espositiva così potente e attrattiva.
È davvero sbagliato cercare qualcosa in più della leggibilità, in qualsiasi opera letteraria? Probabilmente no, ma non ne sono così certo.
