Amo la notte con passione, di Guy de Maupassant

di Riccardo Intini

Con mio grande rammarico, ho terminato la lettura dell’ultimo volumetto appartenente alla collana “I libri della domenica – Racconti d’autore”, pubblicata nel 2016 da Il Sole 24 Ore insieme all’edizione domenicale del quotidiano. Quello di cui sto parlando è il volume 64, che contiene un’antologia di racconti di Guy De Maupassant a cui è stato dato il titolo “Amo la notte con passione”. Non conosco il francese, ma riporto qui comunque i titoli originali dei sei brevissimi racconti contenuti in questo libriccino: La Nuit, Solitude, Promenade, Une soirée, Une Aventure Parisienne, Les Boulevards

Non avevo mai letto nulla di questo autore, e devo dire che l’impressione è stata sin da subito molto positiva. L’ho apprezzato soprattutto per il particolare ritmo che ha saputo donare ai suoi scritti, incalzante e al tempo stesso immersivo, ma anche per la straordinaria caratterizzazione di alcuni personaggi. Uno dei più riusciti è senza dubbio il notaio Saval, protagonista di Una Aventure Parisienne.

Quest’ultimo è senza dubbio il più umoristico dei sei racconti proposti in questa raccolta, in cui trovano spazio anche alcuni scritti di un genere completamente diverso. In quello intitolato La Nuit, il protagonista si confronta con la sua ossessione per la notte e per la particolare atmosfera notturna di certe strade parigine, in cui al lettore sembra quasi di precipitare dalla prima all’ultima pagina del racconto. È un vero peccato che il volume fosse così breve, perchè mi sarei immerso molto volentieri in qualche altra avventura parigina sgorgata dalla penna di questo autore.  

L'immagine ricorda un disegno d'altri tempi, ed è legata alla letteratura e a Guy de Maupassant
La raccolta “Amo la notte con passione”, proposta anni fa da Il Sole 24 Ore, comprende alcuni dei migliori racconti brevi di Guy de Maupassant

Amo la notte con passione: il 64esimo volume di una grande collana

Ho detto che ho terminato la lettura del volume con rammarico, ed è assolutamente vero. Non tanto per il contenuto letterario dei racconti, in gran parte godibili e apprezzabili, ma per aver terminato di esplorare una serie di pubblicazioni che ho amato appassionatamente negli anni della mia giovinezza, e di cui probabilmente non vedrò mai più l’eguale. Chi si sognerebbe, nel 2026, di pubblicare un’altra collana come quella che comprende l’antologia di Guy de Maupassant? Probabilmente nessuno.

Il Sole 24 Ore aveva già pubblicato una simile collana nel 2012, proponendo ai lettori un’accurata selezione di racconti molto brevi (non più di 70 pagine per volume) e scritti da alcuni dei migliori autori della letteratura mondiale. Il progetto mi colpì molto, poichè concedeva agli appassionati la possibilità di scoprire autori poco conosciuti o di cui non s’era mai sentito parlare. Quattro anni dopo venne pubblicata un’altra collana molto simile, permettendo peraltro allo scrivente di conoscere alcuni autori che sarebbero poi entrati nel mio personalissimo pantheon letterario (Joseph Roth è uno di questi). 

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L’intento di queste pubblicazioni era senza dubbio molto interessante: con ogni probabilità, l’obiettivo consisteva nel favorire un progressivo avvicinamento (o riavvicinamento?) tra il pubblico e la letteratura, attraverso dei piccoli volumi accessibili a tutti e leggibili in poche ore. Tra il 2012 e il 2016, quando vennero pubblicate queste due collane di racconti, le persone stavano iniziando ad abituarsi ai social media e a nuove forme di intrattenimento che non sembravano comprendere in alcun modo la parola scritta.

L’abitudine di leggere per rilassarsi o per intrattenersi, o anche semplicemente per soddisfare la propria curiosità, stava iniziando progressivamente a scomparire, soffocata dalla tendenza (che allora era solo agli albori) a trascorrere ore ed ore davanti al proprio smartphone, scrollando insistentemente e passando da un contenuto all’altro, senza soluzione di continuità (e senza uno scopo apparente). 

Pubblicare una serie di racconti brevi, in quella particolare fase storica, avrebbe potuto forse riaccendere la fiamma dell’interesse per i libri e per la letteratura. Il primo tentativo – quello del 2012 – fu forse coronato da un certo successo, dal momento che pochi anni dopo una collana molto simile venne riproposta e pubblicata insieme al quotidiano della domenica. Ma negli anni successivi, fino ai giorni nostri, le scelte editoriali dei quotidiani sono state abbastanza diverse.

Nuove strategie

Una delle più apprezzabili è di sicuro quella di Repubblica con la collana “Capolavori della letteratura giapponese”, pubblicata pochi anni fa. Ma in quel caso il target di riferimento era molto più ristretto rispetto a quello dei “Racconti d’autore”, e anche l’intento complessivo appariva sostanzialmente diverso. Molto probabilmente, i grandi giornali hanno capito di dover puntare sui pubblici di nicchia, senza più operare dei grandiosi tentativi di avvicinare il grande pubblico alla letteratura mondiale.

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Per parte mia, cercherò di accontentarmi del fatto di non aver ancora terminato la lettura di tutti i volumi della prima serie, quella del 2012 (me ne mancano ancora una quindicina). Sarà un ottimo pretesto per immergersi ancora una volta nella letteratura ed evitare di pensare ai bei tempi andati. 

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