Anomalie cosmiche, di Aurelien Barrau

di Riccardo Intini

Questo libro è decisamente troppo corto. I temi trattati sono così interessanti che risulta davvero difficile e penoso interrompere la lettura dopo appena 200 pagine. Con questo libro, l’astrofisico francese Aurelien Barrau accompagna il lettore in un viaggio emozionante attraverso le principali anomalie cosmiche, ossia tutte quelle stranezze che risultano ancora incomprese o del tutto inspiegabili con gli strumenti scientifici di cui disponiamo in questa fase storica.

La densità di questo volume è davvero eccezionale. L’autore riesce a condensare in poche pagine la trattazione di alcune tenaci anomalie che ancora oggi impediscono alla scienza di spiegare in maniera completa ed esaustiva la realtà che ci circonda, e che proprio per questo motivo potrebbero rappresentare dei punti di partenza per la scoperta o per la comprensione di qualcosa di nuovo: una nuova fisica, un nuovo modo di concepire la realtà, una nuova legge naturale.

Prima della lettura di questo libro, la mia conoscenza delle anomalie cosmiche era decisamente limitata. Avevo sentito parlare per puro caso del famoso Wow Signal, un segnale radio misterioso captato negli anni ‘70 dalle potenti antenne statunitensi del programma SETI, quella particolare iniziativa che si occupa della ricerca di segnali radio extraterrestri. A più di 40 anni di distanza, l’origine di questo segnale – durato una settantina di secondi e mai più rilevato – non è stata ancora chiarita.

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Anomalie o nuovi inizi?

Ma nel libro di Barrau questo caso non viene nemmeno citato: l’autore francese preferisce soffermarsi sulle anomalie di natura prettamente scientifica, riconducibili dunque a una disciplina ben precisa, senza soffermarsi troppo sui segnali radio misteriosi captati molto tempo fa (l’astrofisico dedica comunque una parte del libro ai FRB, i Fast Radio Burst, cioè degli impulsi radio brevi, energetici e spesso provenienti da galassie lontanissime).

Barrau parla diffusamente dei raggi gamma, della materia oscura, degli aspetti controversi legati all’espansione dell’universo, al Big Bang e alle due leggi di natura su cui si regge l’intera fisica che conosciamo, ossia la relatività generale e la meccanica quantistica.

Questo libro rappresenta un’autentica miniera d’oro per tutti coloro che desiderano approfondire una o più anomalie cosmiche, al fine di addentrarsi sempre di più negli aspetti tuttora incompresi della nostra realtà. Per i lettori curiosi e al tempo stesso non specialisti, come il sottoscritto, imbattersi nei concetti di stringhe cosmiche, blitzar, buchi bianchi e ammassi di assioni è decisamente entusiasmante, perchè ognuna di queste espressioni potrebbe rappresentare il punto di partenza per nuove esplorazioni, per nuove letture, per nuovi approfondimenti.

Una delle parti più interessanti del libro è quella dedicata ai raggi cosmici, di cui non sapevo praticamente nulla. Ciò che mi ha colpito di più è il fatto che siano state rilevate delle particelle di raggi cosmici che non dovrebbero esistere, per il semplice motivo che nessuna delle sorgenti attualmente conosciute potrebbe essere in grado di generarli.

Un'immagine legata ai misteri dell'universo e ai temi trattati nel libro "Anomalie cosmiche", di Aurelien Barrau

L’autore spiega molto bene questo particolare passaggio: in buona sostanza, i raggi cosmici rappresentano i residui vaganti delle supernove, le cui esplosioni danno vita a potenti onde d’urto che possono accelerare le particelle. E per alcune delle particelle che compongono i raggi cosmici, i livelli di energia rilevati sarebbero addirittura “incredibili”, come spiega Barrau nel testo.

Nuove esplorazioni

Mentre scrivo ne sono sempre più convinto: le mie prossimi indagini partiranno proprio da qui, dai raggi cosmici più misteriosi e dalla ricerca delle loro possibili sorgenti. Altri temi che hanno destato il mio interesse sono il momento magnetico del muone, i misteri connessi al motore dell’espansione dell’universo e il particolare moto rotatorio delle galassie, che non è possibile spiegare soltanto con le stelle che si trovano al loro interno.

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Lo stile espositivo dell’autore è senz’altro gradevole, in alcuni punti forse eccessivamente criptico e ampolloso, senza tuttavia mai sfociare in quei ponderosi tecnicismi che molto spesso complicano infinitamente la lettura di questo genere di libri al pubblico non specialista.

Ciò che non ho apprezzato sono stati gli epiteti che l’autore ha riservato a certi imprenditori della Silicon Valley, alcuni dei quali vengono apertamente definiti “farabutti”. Ho gradito ancora meno i numerosi riferimenti alla politica, all’ambiente e alle questioni sociali, i quali, oltre a risultare apertamente fuori luogo, rischiano di ridurre notevolmente la portata complessiva dell’opera, neutralizzandone in parte l’afflato universale.

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