Poesia d’amore turca e persiana, AA. VV.

di Riccardo Intini

Qualche volta, quando mi trovo a casa di conoscenti o amici, mi capita di perdere l’abituale contegno e di diventare sfacciato. Quando intravedo una ricca libreria, ricolma di bei volumi allineati in ordine o in disordine, mi avvicino senza dare nell’occhio e inizio a dare un’occhiata ai titoli e agli autori dei libri, assumendo la caratteristica posa con le mani intrecciate dietro la schiena e il capo leggermente inclinato a destra o a sinistra.

È stata in una di queste occasioni che sono venuto a conoscenza di questa bella raccolta proposta da Edipem e pubblicata nel 1973 con il titolo “Poesia d’amore turca e persiana”. La scoperta avvenne tra il 2016 e il 2019, in una particolare congiuntura in cui mi stavo avvicinando per la prima volta a quello che sarebbe diventato uno dei miei principali oggetti di studio: la storia dell’Asia Centrale e delle vie della seta.

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Avevo già letto qualche libro sull’argomento, e mi ero accorto sin da subito di una curiosa particolarità: nelle (poche) opere in lingua italiana dedicate a questi temi, la trattazione della storia del popolo turco era molto limitata, talvolta persino inesistente. Il fatto è abbastanza sorprendente, perché i popoli di etnia turca ricoprirono un ruolo essenziale nelle dinamiche storiche di quelle regioni delimitate a est dalla Cina e a ovest dal mondo persiano.

La miglior poesia turca e persiana

Quando lo sguardo mi cadde su questa interessante raccolta di poesie turche e persiane provai dunque una certa attrazione, perché la lettura di questo volume avrebbe forse potuto aprirmi degli scorci imprevisti sull’universo storico delle popolazioni di lingua ed etnia turca.

Avevo subito acquistato una copia di questa raccolta su Ebay, riuscendo a trovarla anche abbastanza facilmente, ma ho finito di leggerla soltanto negli ultimi mesi. Ho apprezzato la raccolta soprattutto per la sua capacità di proporre una grande varietà di stili e di generi letterari diversi, ma anche per alcune scelte editoriali particolarmente felici, come quella di suddividere i diversi scritti in ordine cronologico, dal più antico al più moderno.

Un'immagine rappresentativa di un poeta turco o persiano, come gli autori della raccolta EDIPEM "Poesia d'amore turca e persiana"
La raccolta letteraria intitolata “Poesia d’amore turca e persiana” è assolutamente imprescindibile per chi ama la cultura dell’Asia Centrale e di tutte quelle popolazioni che vissero e prosperarono lungo le antiche vie della seta.

I generi presenti nella raccolta sono davvero numerosi: si passa dall’epica iranica al commento coranico, dalla prosa neopersiana ai canzonieri di carattere filosofico-artistico, per non parlare della poesia narrativa e romanzesca persiana, dei trattati etici o moraleggianti e degli inni all’amore elevato, che compaiono in gran numero praticamente in tutta la raccolta.

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Questo libro mi ha inoltre permesso di entrare in contatto con alcuni generi di cui non conoscevo praticamente nulla: il ghazal, un componimento poetico persiano dal lirismo molto accentuato, la qaside, una sorta di ode panegiristica, e il masnavi, un tipo di poema che può assumere toni epici, romantici o didattici. Ma al di là degli aspetti letterari, che ho comunque largamente apprezzato, quest’opera si è rivelata incredibilmente ricca di spunti di natura storica e culturale legati all’antiche popolazioni turcofone e mongole.

Alcuni dei brani proposti appartengono infatti al genere delle cronache locali e regionali, ma anche alla storiografia propriamente detta. Un esempio su tutti è quello legato al brano di Juvaini (1226-1283) tratto dalla sua monumentale opera su Gengis Khan e sulle conquiste mongole, che ebbi la fortuna di leggere integralmente diversi anni fa.

La magia del chagatai

Nel libro appaiono anche delle opere scritte originariamente in turco chagatai, una delle più prestigiose lingue letterarie dell’Asia Centrale e delle aree limitrofe. Uno dei maestri, a tal proposito, è Alisher Navoi (1441-1501), considerato il vero e proprio vate nazionale del popolo uzbeko (l’uzbeko è una lingua turca). Nei testi della raccolta, ho apprezzato in particolare i continui riferimenti ad alcuni particolari luoghi che sogno ancora di visitare, come la bella e impossibile Herat (nell’attuale Afghanistan).

Un altro virtuoso del turco chagatai è il condottiero turco-mongolo Babur (1483-1530), il fondatore dell’impero Moghul in India, discendente di Gengis Khan e Tamerlano. Oltre alle sue virtù guerresche, Babur fu anche letterato e poeta, e scrisse una sorta di zibaldone autobiografico in turco chagatai, il celebre Baburnama. Alcune pagine di quest’opera sono riportate all’interno della raccolta, e ammetto di averle trovate estremamente interessanti.

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Una delle sorprese più belle è stata quella legata a Mirza Fatali Akhundov (1812-1878), considerato tra i massimi autori della letteratura turco-azera. Akhundov fu anche un eccellente drammaturgo, e alcune delle sue opere vennero apprezzate anche in Europa. Nella raccolta EDIPEM è contenuta una delle sue commedie, che ho trovato al tempo stesso spassosa e stimolante. Akhundov finì per influenzare anche alcuni commediografi persiani: tra questi, una menzione speciale spetta a Mirza Aqa Tabrizi , autore della divertentissima commedia intitolata “Le disavventure di Ashraf Khan, inclusa nella parte finale dell’antologia.

Un'immagine che simboleggia due innamorati, come molti protagonisti della raccolta EDIPEM "Poesia d'amore turca e persiana"
La raccolta “Poesia d’amore turca e persiana”, pubblicata da Edipem nel 1973, propone una sceltissima selezione di componimenti poetici e letterari di diverso genere, tutti ambientati nelle regioni storiche popolate dalle genti turche e persiane.

Frammenti perduti

In ordine sparso, ho apprezzato anche il “canto anonimo di un pastore nomade turkmeno”, qualche verso di Nazim Hikmet (in particolare nella poesia “L’impossibile”) e il diario di viaggio Seyahatname, scritto da Evliya Celebi e dedicato alle meraviglie culturali ed etniche del popolo ottomano. Doppiamente ammirevole, dal mio punto di vista, è stata inoltre la scelta di inserire alcuni frammenti di poesia pashto e diversi componimenti poetici appartenenti alla tradizione urdu, afghana e tagica, praticamente impossibili da trovare altrove in lingua italiana.

L’impressione complessiva è dunque certamente positiva, anche se molta della qualità originale dei testi potrebbe essersi persa nella traduzione in lingua italiana. Della lettura di questo libro ricorderò soprattutto i fremiti che ho provato leggendo i nomi di località come Tashkent, Bukhara, Samarcanda, Merv, Herat e tante altre. Alcune di queste le ho già visitate, altre – auspicabilmente – le visiterò in futuro, mentre altre ancora resteranno per sempre un sogno.

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