La comprensione di un determinato fenomeno può avvenire per gradi, lentamente, o può squarciare le coltri dell’intelletto in un solo istante, come una vera e propria folgorazione. Comprendere che la comunicazione e lo Zen hanno diversi tratti in comune, da questo punto di vista, è una questione di pochi istanti, se non addirittura di un unico, intenso momento di illuminazione improvvisa.
Per lo Zen, il senso dell’esistenza non è da ricercare nella promessa di una ricompensa ultraterrena dopo la morte, ma nella semplicità della vita quotidiana, nella concretezza del momento presente. La semplicità di forme e contenuti non è qualcosa di cui vergognarsi, ma un valore aggiunto, un traguardo di grande raffinatezza. È il concetto Zen di wabi/sabi, che consiste nell’elogio e nell’apprezzamento estetico della povertà apparente. Ed è esattamente ciò di cui ha bisogno la comunicazione al giorno d’oggi: di semplicità, di chiarezza, di una maggior comprensibilità.
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I principi dello Zen, in questo senso, possono essere applicati ogniqualvolta si sarà chiamati a concepire il design di un logo, un payoff d’effetto, un post per i social network o un testo pubblicitario di qualsiasi genere. Se saranno applicate con equilibrio anche alla visual communication, alle diverse forme di storytelling o alla costruzione della comunicazione corporate, queste idee produrranno risultati sorprendentemente gradevoli.
Gli effetti desiderati possono essere ottenuti anche impiegando un minor numero di elementi, con combinazioni cromatiche sobrie ed essenziali, abbandonandosi alla gradevolezza della semplicità creativa. In altre parole, applicando il principio del “Less is more”, in cui c’è molto più Zen di quanto si pensi.
Zen e comunicazione, la connessione che non t’aspetti
La comunicazione non deve essere soltanto semplice e apparentemente povera, ma deve poter essere compresa in maniera diretta e immediata. Il satori, per lo Zen, è il momento supremo di comprensione, un’illuminazione fulminea, e solitamente si sperimenta in un solo istante. I messaggi pubblicitari devono sortire esattamente lo stesso effetto: devono colpire l’osservatore in maniera istantanea, devono emozionarlo profondamente. Soltanto in questo modo se ne catturerà l’attenzione, soltanto così sarà possibile conquistarlo.
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Anche se l’orecchio non lo percepisce subito, il ticchettio di un orologio esiste sempre, in qualsiasi momento. Fateci caso: diviene reale solamente quando ci si pensa, quando ci si accorge improvvisamente della presenza dell’orologio nella stanza. Si tratta di una comprensione immediata e istantanea, proprio come avviene nello Zen con il satori.
Per comprendere appieno la connessione tra lo Zen e la comunicazione serve uno sforzo simile, uno sforzo finale: andare oltre le apparenze per giungere alla Vera comprensione, approdando così nel mondo delle infinite possibilità. Una volta compreso tutto ciò, applicare lo Zen alla comunicazione sarà facile come respirare.
*Questo articolo era apparso originariamente sul blog della 24Ore Business School, che frequentai tra il 2019 e il 2020. Ho deciso di riproporlo qui per due motivi: il primo ha a che vedere con la connessione tra Zen e comunicazione, un tema che considero tuttora molto interessante e d’estrema attualità. Il secondo – più prosaico – è legato al fatto che il blog sul quale era apparso non esiste più.
